Canton Ticino, Ue: "Il risultato del referendum complicherà colloqui già difficili"

"Prendiamo nota del voto di ieri in Ticino, che a quanto ci risulta necessita di un'approvazione da parte del governo federale. L'Ue e la Svizzera sono impegnate in intensi colloqui da mesi, per trovare una soluzione su come implementare il voto popolare svizzero sulla libertà di movimento in un modo che rispetti gli obblighi previsti dall'accordo sulla libertà di movimento. Il voto di ieri non renderà affatto più facili i colloqui, che già sono complicati". Così il portavoce capo della Commissione Europea, Margaritis Schinas, commenta l'esito del referendum tenutosi ieri nel Canton Ticino in materia di lavoro frontaliero.

"Dopo la visita a Zurigo del presidente Jean-Claude Juncker, le due parti si incontreranno ancora alla fine di ottobre e quella sarà un'altra opportunità per affrontare il voto di ieri e le sue potenziali conseguenze", continua Schinas.

Juncker, ha ricordato ancora Schinas, "ha sempre messo in chiaro che le quattro libertà (di circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali, ndr) sono inseparabili e, nel contesto svizzero, questo vuol dire che la libera circolazione delle persone è fondamentale". "Tutte le eventuali soluzioni con la Svizzera richiedono l'accordo della Commissione e l'approvazione unanime di tutti gli Stati membri: abbiamo ancora un lungo cammino prima di arrivare a quel punto", ha concluso il portavoce capo.

Il referendum nel Ticino arriva dopo che nel febbraio 2014 si è tenuto un altro referendum di iniziativa popolare, promosso dal Partito Popolare Svizzero, "contro l'immigrazione di massa", che mirava a limitare l'afflusso attraverso l'introduzione di quote ha visto la vittoria del sì con il 50,3% dei voti. I trattati bilaterali che legano l'Ue e la Svizzera sono interdipendenti: quindi, se Berna dovesse decidere unilateralmente di cancellare l'accordo sulla libertà di movimento delle persone, decadrebbero anche gli altri accordi. I negoziati tra Berna e Bruxelles per trovare un compromesso continuano dal 2014.

"Nell'immediato non cambia nulla, è stato iscritto un principio costituzionale da concretizzare in una legge". Interpellato dall'Adnkronos, il presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, Paolo Beltraminelli, mette ordine a poche ore dal referendum con cui gli elettori del Ticino hanno approvato l'idea di "privilegiare" sul mercato del lavoro chi vive sul territorio rispetto alle persone che vengono dall'estero.

Secondo le statistiche ufficiali più recenti - aggiornate al 9 settembre scorso - sono circa 62mila i posti di lavoro occupati da frontalieri in Ticino, ma le conseguenze del voto - ha vinto il sì con il 58% delle preferenze - non saranno così visibili a breve. "Il lavoro sarà impegnativo e riproporrà - spiega Beltraminelli - le difficoltà dell'applicazione dell’iniziativa federale contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014 con un limite ulteriore legato al rispetto del quadro legislativo nazionale".

La prossima settimana ci sarà un incontro tra Beltraminelli e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni per fare il punto sui lavoratori frontalieri lombardi, come annunciato stamane dallo stesso governatore lombardo.

GENTILONI - Ogni discriminazione nei confronti dei nostri frontalieri sarebbe un impedimento all'intesa tra l'Unione Europea e la Svizzera. E' quanto ha ribadito il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Paolo Gentiloni, che ha avuto oggi un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri svizzero Didier Burkhalter. L'Italia, ha ricordato ancora Gentiloni, è impegnata a favorire l'intesa tra Ue e Svizzera, che deve essere basata sui comuni interessi economici e sul comune riconoscimento del principio della libera circolazione delle persone.